Un po' di tempo fa,
come spesso mi capitava, andai alla fermata dell'autobus,si vedevano
appena “i raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogne calle”,
la notte non si era ancora del tutto arresa e chiunque, potendo,
avrebbe pensato di fare dietrofront e tornarsene tra le braccia di
Morfeo, ma non io. Prima di uscire di casa, mia madre, sempre tanto
(troppo) premurosa, mi chiese, se avevo il biglietto, io come sempre
le risposi di si, con sicurezza e un pizzico di spavalderia.
Nell'attesa della
corriera che doveva portarmi verso i miei impegni quotidiani, mi
raggiunsero alcune amiche con cui chiacchierai e fino all'arrivo del
mezzo.
Salimmo tranquille e
come ogni santo giorno non c'era nemmeno un posto a sedere...però,
diversamente dalla routine vi era un silenzio a dir poco glaciale che
faceva presagire la presenza del malefico «Caron
dimonio»: IL CONTROLLORE!
Sentita
la sua voce risuonare tra le pareti del bus, i miei dubbi sulla sua
presenza svanirono, lasciando il posto ad un sovraffollamento di
pensieri diversi, ben più cupi e terrificati dei precedenti: se mi fossi
sbagliata? E se avessi dimenticato il biglietto? Il sangue non tardò
a raggelarsi. Iniziai a frugare in maniera compulsiva in tutte le
tasche, nella borsa, nel
portafoglio, tra le
pagine dell'agenda che usavo portare sempre con me. Il nulla! Di quel
foglietto ceruleo, neanche l'ombra. Chiesi
alle mie amiche se per caso avevano un biglietto in più da
prestarmi, ma la risposta fu inevitabilmente negativa, la nuvola
fantozziana a mia insaputa aveva già fatto capolino da qualche
minuto, ahimè. Guardavo ovunque in cerca di una via di fuga, un
nascondiglio sicuro, ma le porte erano già chiuse e non trovai
nemmeno una fessura, un pertugio dove nascondermi.«Dietro
non si torna, non si può tornare giù»,
avrebbe senz'altro
tuonato il buon Vasco
Rossi, se fosse stato al mio fianco. Aggiungendo, amaro e definitivo:
«qui non hai la scusa che ti può tenere su, qui la notte è
buia e ci sei soltanto
tu.» Provai anche a
promettere laute ricompense a conoscenti dal
«Cor gentile», almeno
uno doveva pur essere in
grado di sconfiggere il nemico,
un «velto» che« lo caccerà per ogne villa finché l'avrà rimesso
nello 'nferno là onde 'nvidia dipartillo»,
mi sembra inutile
rivelare, vista la proverbiale fortuna che mi contraddistingue, che
quel tanto sospirato Veltro, aveva preferito evitare di palesarsi
quella mattina.
Nel
frattempo si liberarono dei posti a sedere, ovviamente scelsi il
sedile più lontano dall'occhio spietato del controllore, non avevo
mai desiderato così tanto essere invisibile, o per lo meno
sufficientemente insignificante da sfuggire al suo incedere; «Cosa
non darei per stare su una nuvola...cosa non farei per vivere una
favola», certe
canzoni del buon vecchio rocker di Zocca sembrano calzare a pennello
in certe situazioni.
Si
avvicinava la penultima fermata e
Lui era ancora relativamente lontano, mentalmente pregavo che il
semaforo oltre quella tappa fosse verde, ma dentro di me sapevo che
sarebbe servito a ben poco rivolgersi ai santi. Ad un tratto realizzo
che forse le mie preghiere erano state ascoltate, la corriera
procedeva fluida e veloce verso il mio capolinea, anche se la
distanza tra me e il controllore si era sensibilmente accorciata.
Poco prima dell'arrivo alla mia fermata, mi diressi verso la porta
più lontana rispetto al malvagio individuo, le porte si aprirono in
un istante interminabile, una volta saltata giù dal bus, tirai un
sospiro di sollievo, «e come quel che con lena affannata, uscito
fuor dal pelago a la riva, si volge a l'acqua perigliosa e guata,
così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar» lo
pubblico mezzo. Mi resi conto di essere finalmente al sicuro, ma
quanta sofferenza! Guardai la luce celeste e le chiesi: «tra i vari
interessi che hai, dimmi che posto mi dai? Ti voglio bene, non l'hai
mica capito?...Ti voglio bene, smetti di giocare...».
È inspiegabile come quell'avvenimento «m'avea
di paura il cor compunto»...mi
sentivo quasi come Dante all'uscita della «selva oscura...selvaggia
e aspra e forte...che nel pensier rinnova la paura. Tant'è amara che
poco più è morte». Nell'infausta vicenda penso di aver avuto una
fortuna prodigiosa e sono certa che se mi avessero punta con un ago
non avrei versato neanche una goccia di sangue per la tensione.
È
vero, una piccola dose di adrenalina ogni tanto fa bene, fa sentire
vivi, non nascondo di
aver sentito qualche piccolo brivido, una volta scampato il
“pericolo. «Sensazioni
sensazioni, vogliono tutti provare. Non ci bastano le solite
emozioni, vogliamo bruciare»
e Vasco
sicuramente se
ne intende di sensazioni, trasgressione
e momenti critici, però
penso che a volte essere
«Buoni o cattivi» sia una questione di portafoglio; quando sei una
studentessa giovane e squattrinata,
vivere “pericolosamente” costa
piuttosto caro, meglio essere onesti e previdenti. 😅
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