Se sei una donna che va dal
parrucchiere mediamente almeno una volta al mese, o se come me compri
un sacco di riviste patinate, sicuramente ti sarai imbattuta in
immagini di celebrity o influencer come queste.
Bene, sembra che da qualche tempo il
pigiama la stia facendo da padrone sui red carpet e non
solo...purtroppo 😱 . Lo ammetto senza alcun timore, è una moda che
non mi piace per niente, con buona pace di Irene Galitzine e dei suo
“adepti”. Se dipendesse tutto dalla mia idea di estetica, questo
trend lo vieterei per legge 😂 , forse perché sono ignorante io, o forse perché sta bene solo a
pochissime elette, divenendo così un outfit elitario. C'è anche da
dire che forse (anzi, quasi sicuramente) buona parte della mia
avversione per il pigiama è dovuta al fatto che immagino me stessa in
quelle vesti e in un attimo mi ritrovo a cantare All by my self
sul divano con Bridget...tra una vodka e un secchiello di
gelato.
Oh no...L'immagine anti-sesso per
eccellenza!
È proprio davanti a questo flash
di disagio cosmico che mi sorge spontanea una domanda: perché? Cosa
spinge una donna, più o meno avvenente, ad andarsene in giro in
abiti da camera (a prescindere dal fatto che le donino o meno)? Ci
sarà una logica soggiacente, un qualcosa che mi farà dire: «Beh
tutto sommato...ci può stare!».
Basta
con le domande, perché da una sono già diventate tre e non vorrei
fare la Rieducational Channel della bassa.
Elucubrando
a tempo perso, in una sorta di brain
storming “alla
buona”, oltre all'idea di comfort (eheh grazie Graziella), quello
che più ha sgomitato tra tutti è il concetto di Slow,
lentezza, che vuol dire prendiamoci i nostri tempi, lenti o rapidi
che siano. Slow
fa rima con Libertà, ma anche con Calore, quello umano, migliore di
qualsiasi termocoperta in commercio (giusto per rimanere in ambito di
cameretta, cosyness e
hygge).
I
cosiddetti “tempi moderni” ci hanno fin troppo abituati ad essere
sempre sul pezzo, sempre in ordine e pronti a schizzare come le
palline di un flipper da un capo all'altro della città...o del
mondo; siamo quotidianamente reperibili a qualsiasi
ora per chiunque
grazie
ai social, ma soprattutto a quello strumento demoniaco che risponde
al nome di Whatsapp, tanto che ormai non esiste più una vera sfera
privata in cui sentirsi legittimati a selezionare gli interlocutori o
a mandare tutti a quel paese (in senso più o meno stretto, fate
vobis).
La
comunicazione 2.0 sarà anche una bella comodità, non ci piove, ma
va da sé che il contatto umano e l'empatia andranno ben presto a
farsi benedire, se ciò non è già accaduto. Oggi è tutt'altro che
raro trovare relazioni amorose, o “para-amorose”, impostate
all'80% su like, doppie spunte, “visualizza ma non risponde”,
commenti simpatici di Tizie Caie con tettazze di fuori e un parterre
du roi di 2000 amici rigorosamente “masculi”.
Perchè il 25 gennaio del 2014 alle 14:09:34 eri online, ma ignorasti
il mio messaggio?
Ma
un caro vecchio interrogatorio con tanto di luce puntata, no? Almeno
sei sicura che alla fine o gli sferri un calcio nelle reni, o finisci
a far l'amore...(con lui o con un altro...bo...chissà 😏 )
Il
fatto è che arrivati ad un certo punto una donna, a mio modo di
vedere la realtà, sente l'urgenza di farsi capire, di gridare al
mondo qualcosa di sé: chi è, chi vorrebbe essere, di cosa ha
bisogno; dunque quale miglior mezzo se non l'abbigliamento, che da
sempre rispecchia noi stesse (che lo si voglia o no). Così, anche il
pigiama acquista un valore forse inaspettato, diviene una sorta di
status symbol per chi sotto sotto è un po' stanca del logorio della
vita moderna e invece di scolarsi un Cynar, decide di indossare un
qualcosa che almeno idealmente rallenti i ritmi quotidiani, che
faccia pensare: «Ehi aspetta un attimo! Accendi il camino,
abbracciami e beviamoci un buon tè...oppure del vino invecchiato». Ok, inizia a fare un po' caldo per questi scenari, ma il
feeling spero sia chiaro. XD
Insomma,
che dire? 'Sto pigiama continua a non ingolosirmi, ma sai che c'è?
Mi piace pensare che chi osa con l'homewear, forse è una donna che
crede ancora, a suo modo, nel suo piccolo, di poter cambiare il mondo,
o almeno una piccola porzione.
Queen Bey approva.




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