sabato 27 maggio 2017

Elogio del pigiama.

Se sei una donna che va dal parrucchiere mediamente almeno una volta al mese, o se come me compri un sacco di riviste patinate, sicuramente ti sarai imbattuta in immagini di celebrity o influencer come queste.


 
 
Bene, sembra che da qualche tempo il pigiama la stia facendo da padrone sui red carpet e non solo...purtroppo 😱 . Lo ammetto senza alcun timore, è una moda che non mi piace per niente, con buona pace di Irene Galitzine e dei suo “adepti”. Se dipendesse tutto dalla mia idea di estetica, questo trend lo vieterei per legge 😂 , forse perché sono ignorante io, o forse perché sta bene solo a pochissime elette, divenendo così un outfit elitario. C'è anche da dire che forse (anzi, quasi sicuramente) buona parte della mia avversione per il pigiama è dovuta al fatto che immagino me stessa in quelle vesti e in un attimo mi ritrovo a cantare All by my self sul divano con Bridget...tra una vodka e un secchiello di gelato.



Oh no...L'immagine anti-sesso per eccellenza!


È proprio davanti a questo flash di disagio cosmico che mi sorge spontanea una domanda: perché? Cosa spinge una donna, più o meno avvenente, ad andarsene in giro in abiti da camera (a prescindere dal fatto che le donino o meno)? Ci sarà una logica soggiacente, un qualcosa che mi farà dire: «Beh tutto sommato...ci può stare!».
Basta con le domande, perché da una sono già diventate tre e non vorrei fare la Rieducational Channel della bassa.



Elucubrando a tempo perso, in una sorta di brain storming “alla buona”, oltre all'idea di comfort (eheh grazie Graziella), quello che più ha sgomitato tra tutti è il concetto di Slow, lentezza, che vuol dire prendiamoci i nostri tempi, lenti o rapidi che siano. Slow fa rima con Libertà, ma anche con Calore, quello umano, migliore di qualsiasi termocoperta in commercio (giusto per rimanere in ambito di cameretta, cosyness e hygge).
I cosiddetti “tempi moderni” ci hanno fin troppo abituati ad essere sempre sul pezzo, sempre in ordine e pronti a schizzare come le palline di un flipper da un capo all'altro della città...o del mondo; siamo quotidianamente reperibili a qualsiasi ora per chiunque grazie ai social, ma soprattutto a quello strumento demoniaco che risponde al nome di Whatsapp, tanto che ormai non esiste più una vera sfera privata in cui sentirsi legittimati a selezionare gli interlocutori o a mandare tutti a quel paese (in senso più o meno stretto, fate vobis).
La comunicazione 2.0 sarà anche una bella comodità, non ci piove, ma va da sé che il contatto umano e l'empatia andranno ben presto a farsi benedire, se ciò non è già accaduto. Oggi è tutt'altro che raro trovare relazioni amorose, o “para-amorose”, impostate all'80% su like, doppie spunte, “visualizza ma non risponde”, commenti simpatici di Tizie Caie con tettazze di fuori e un parterre du roi di 2000 amici rigorosamente “masculi”.
 
 
Perchè il 25 gennaio del 2014 alle 14:09:34 eri online, ma ignorasti il mio messaggio?


Ma un caro vecchio interrogatorio con tanto di luce puntata, no? Almeno sei sicura che alla fine o gli sferri un calcio nelle reni, o finisci a far l'amore...(con lui o con un altro...bo...chissà 😏 )
Il fatto è che arrivati ad un certo punto una donna, a mio modo di vedere la realtà, sente l'urgenza di farsi capire, di gridare al mondo qualcosa di sé: chi è, chi vorrebbe essere, di cosa ha bisogno; dunque quale miglior mezzo se non l'abbigliamento, che da sempre rispecchia noi stesse (che lo si voglia o no). Così, anche il pigiama acquista un valore forse inaspettato, diviene una sorta di status symbol per chi sotto sotto è un po' stanca del logorio della vita moderna e invece di scolarsi un Cynar, decide di indossare un qualcosa che almeno idealmente rallenti i ritmi quotidiani, che faccia pensare: «Ehi aspetta un attimo! Accendi il camino, abbracciami e beviamoci un buon tè...oppure del vino invecchiato». Ok, inizia a fare un po' caldo per questi scenari, ma il feeling spero sia chiaro. XD

Insomma, che dire? 'Sto pigiama continua a non ingolosirmi, ma sai che c'è? Mi piace pensare che chi osa con l'homewear, forse è una donna che crede ancora, a suo modo, nel suo piccolo, di poter cambiare il mondo, o almeno una piccola porzione.
 

Queen Bey approva.

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